A spasso per la città

La sera mi concedo sempre una passeggiata in città, in compagnia di Lampino, il mio fedelissimo cagnolone, per sgranchire un po’ le gambe e farle sgranchire anche a lui. Nonostante l’orario flessibile al quale di solito esco, incrocio sempre fonti di ispirazione per i miei racconti, passatempi che tengo chiusi in una cartella di file sul mio fedelissimo portatile.

Pur non avendo uno stile molto urban, ma preferendo nettamente il genere noir, tendente al giallo – sembra una contraddizione – mi piace carpire l’essenza da ciò che vedo in giro, per riversarla in parole e mondi immaginari, presenti solo nella mia testa.

Quello che non può mancare in tasca, oltre alle chiavi e a un pacchetto di sigarette con annesso accendino, è lo smartphone. Mi serve per appuntarmi le idee e soprattutto per fotografare ciò che vedo e penso potrebbe aiutarmi a casa, una volta immerso nella scrittura.

Durante le passeggiate delle ultime sere ne ho viste delle belle: a partire dai giovani, incollati alla loro bottiglia di birra scadente e calda sempre alla mano, intenti ad andare sullo skate facendo zig-zag tra i birilli di un cantiere, fino all’ammasso di  immondizia riversato accanto a un povero cassonetto senza speranza. C’era di tutto: passeggini per bambine – di quelli giocattolo – con sopra bucce di banane e cicche di sigarette, sedie ufficio senza ruote e traballanti, bottiglie a non finire con annessi festoni, evidentemente residui bellici di un party memorabile.

Nel pub centrale una coppia litigava, lei aveva dovuto pagare la sua birra che non le era stata offerta dal suo ragazzo e questo non le andava giù. “Perché fai così? Mi fai arrabbiare ogni volta che usciamo” e se riporto queste parole non è perché sono un origliatore da competizione, ma semplicemente urlavano (anzi, urlava) talmente tanto da essere facilmente udibile senza nessun bisogno di fare sotterfugi per ascoltare di nascosto.

In tutto questo Lampino, sempre accanto a me, si sedeva e aspettava che io finissi di far foto o scrivere sui tasti touch del mio smartphone, pronto a scodinzolare ogni qual volta incrociassi il suo sguardo. Che ispirazione, la mia città!

Palestra in casa?

Ho sempre fatto palestra in vita mia.
No sto scherzando, a meno che non si intenda per palestra il sollevamento della forchetta e il rafforzamento muscolare delle mandibole, in quel caso allora posso dire di essere un atleta provetto.

Mia moglie mi ha convinto, però, a creare una palestra in casa, probabilmente si è resa conto che i pantaloni iniziano andarmi un po’ strettini e che le mie camice sembrano nascondere un piccolo cocomero in crescita. Non posso biasimarla, del resto anche lei cucina bene, io sono una buona forchetta…basta fare 2+2 per capire quanto può essere il risultato, purtroppo.

Comunque siamo andati al centro commerciale e abbiamo girato un po’ per la zona dedicata al fitness. E’ stata una visita preliminare, bisogna capire bene, qui, quali sono le cose essenziali che non dovrebbero mancare in una palestra ottimale, quindi abbiamo fatto una specie di escursione: la parte più divertente è stato guardare…gli snack proteici. L’ovomaltina è una delle cose più buone del mondo, però lei mi ha portato via come si fa con i bambini, non è giusto!

Comunque, abbiamo dato un’occhiata alle cyclette ma non ce ne ispirava neppure una. Abitiamo  in una zona di campagna, per cui se vogliamo fare un giro in bicicletta prendiamo la mountan bike e ci facciamo un giro nel bosco. Siamo passati ai treadmill, la scelta migliore per il momento dato che correre non piace a nessuno dei due: bisogna solo capire quale sia il tapis roulant migliore per entrambi e poi comprarlo, ora farò un po’ di ricerche in rete per cercare di chiarirmi le idee.

Lei si vuol prendere anche uno step, mi sembra un oggetto un po’ inutile, però costa talmente poco che può fare comunque comodo. Non vogliamo né bilanceripesi di alcun tipo perché non ci interessa fare i muscoli, a me, personalmente, interessa solo vedersene andare la pancetta!

Il mio hobby. Correre per tenermi in forma.

Se c’è una cosa che adoro fare è sicuramente correre. Ma non lo faccio solo per mantenermi in forma. Lo faccio anche e soprattutto per avere un fisico sempre in salute, sempre attivo perché far sudare il corpo e farlo lavorare fa bene alla mente, al cuore e probabilmente anche all’anima. Ma questo non lo scopro di certo io.
Mi piace poi correre all’aria aperta, per le strade dei parchi, lontano dai centri abitati e respirare aria pulita. Mi sento purificato sul serio dopo ogni corsa.

Ieri sono andato a correre, giustappunto, ed ho provato un nuovo apparecchio che ho comprato lo scorso fine settimana durante una seduta di shopping pomeridiano con la mia fidanzata.
Non vedevo l’ora arrivasse il lunedì pomeriggio per testarne il funzionamento durante la mia corsetta serale abituale.
Sto parlando del cardiofrequenzimetro.

Con questo dispositivo ho potuto monitorare in tempo reale la mia frequenza cardiaca sotto sforzo.
Infatti ho potuto notare i battiti al minuto del mio cuore durante la corsa.
Questo strumento è di facile utilizzo. Il prezzo che ho pagato è stato molto economico e questo attrezzo non è affatto ingombrante.
È costituito da una fascia toracica ergonomica che si pone all’altezza del cuore, in corrispondenza del margine inferiore del petto. L’elastico regolabile di cui è ulteriormente composta mi ha permesso di far aderire alla perfezione la fascia toracica al petto. Ad un certo punto mi ero quasi dimenticato di averla addosso per quanto era comoda e leggera.
Ah, quasi dimenticavo. Prima di mettermi la fascia intorno al petto, ho inumidito leggermente gli elettrodi che la compongono per farli aderire bene alla pelle.

C’è un altro strumento che compone l’intero misuratore di battiti cardiaci al minuto.
Si tratta di un ricevitore da polso, simile ad un orologio digitale, che è il vero cuore di questo strumento. Infatti al suo interno ci sta un software che elabora in dati visivi gli impulsi che riceve dalla fascia toracica.

Prima di indossare questo strumento ho letto bene le istruzioni ed i consigli utili.
A tal proposito, infatti, prima della corsa ho inumidito gli elettrodi della fascia toracica con la soluzione salina di cui è costituito il liquido delle lenti a contatto. Ma sarebbe bastata anche la saliva. Ciò serve per favorire la trasmissione dell’impulso magnetico.
Dopo la corsa invece ho asciugato per bene gli elettrodi perché il trasmettitore di impulsi presente nella fascia toracica si attiva quando gli elettrodi sono bagnati e si spegne quando sono totalmente asciutti.

Dalle istruzioni ho poi visto che il ricevitore da polso deve essere posto ad una distanza inferiore di 60 cm dagli elettrodi del trasmettitore.
Ho letto anche che le batterie nel trasmettitore hanno un’autonomia di 2000/3000 ore se questo arnese viene usato con tutti i dovuti accorgimenti.

Il mio contatore di battiti, oltre a questa funzione, offre anche un’altra vasta gamma di funzioni. C’è il contapassi, il consumo di calorie e di ossigeno, l’altimetro, i tempi di corsa.

Tornato a casa ho scaricato tutte queste informazioni nel pc.

Michele Ceccarelli