Una colazione al bar

Da che ho memoria, faccio colazione al bar: prima coi miei genitori, quando andavo a scuola, che mi compravano anche un bel panino farcito per la merenda della ricreazione, adesso da sola, prima di andare a lavoro.

Per me la colazione al bar è un diritto, o almeno se qualcuno mi chiedesse perché fai semprencolazione al bar? Io risponderei così. Poi, la fedeltà dimostrata sempre allo stesso bar del quartiere è come una religione, per come la vedo io: ognuno ha il posto preferito perché fa le sfogliatelle più buone del mondo o farcisce i tramezzini in una maniera commovente, meravigliosa.

Io faccio colazione, da sempre, con un cappuccino e un toast. Sì, lo so, il connubio fa vomitare ai più, ma per me è la perfezione: adoro giocare con gli ingredienti dei toast, il bar al quale vado ogni mattina un tempo faceva solo quelli classici al prosciutto cotto e formaggio, ma a forza di chiedere ogni giorno un’aggiunta o una modifica, ha iniziato a proporli direttamente a tutti i clienti.

L’ideale per me è un toast con pane integrale, ben tostato nella tostiera calda al punto giusto, con dentro un po’ di prosciutto crudo, della scamorza, un po’ di pomodoro tagliato a fette e qualche foglia di lattuga. Buonissimo.

E ultimamente, voglio dire da almeno un annetto a questa parte, lo prendo sempre così. Mi piace la tradizione, dopo aver sperimentato tutti gli ingredienti che mi passavano per la mente ho deciso di seguire questa strada e portarla avanti.

Perché fare colazione al bar? Perché si incontrano persone, un tempo sconosciute, che a forza di incontrare sono diventate amiche. Si legge il giornale e si commenta tutto ad alta voce, tanto tutti ti conoscono e ti salutano. Si fanno battute, si scherza e ci si gusta un bel cappuccino fumante, con tanta schiuma e, magari, con un bel cuore di cacao disegnato sopra e poi.. la giornata inizia meglio e sono pronta per affrontare le sfide quotidiane.

Oggi ad esempio sono alle prese con l’arredo bagno: devo scegliere dei nuovi mobili e oggetti da mettere in bagno perché finalmente è venuto ora di buttare il vecchio mobilio, un po’ datato. Speriamo bene…

Il mio pesto

Ieri mi hanno dato la ricetta per fare il pesto. Oggi a pranzo ho messo in atto le mie scarse doti culinarie cercando di portare a termine in ogni passaggio le fasi di preparazione elencate nella ricetta.
Prima di tornare a casa dal lavoro sono passato nel supermercato sotto casa a fare spesa. Ho comprato tutti gli ingredienti necessari per fare un buon pesto.
Tornato a casa mi sono messo all’opera.
Meglio che non commento il risultato ottenuto 🙂 . Però, comunque, come prima volta pensavo andasse peggio.

Ma non mi volevo soffermare a raccontarvi la ricetta o la bontà del pesto, ma volevo illustrarvi le qualità dello strumento che ho usato per andare incontro alle istruzioni scritte in un passaggio della ricetta.
Questo strumento di cui vorrei parlarvi mi ha molto colpito per la sua duttilità e per le volte che potrò in futuro utilizzarlo.
Non mi ero mai accorto di averlo nella dispensa degli arnesi da cucina. O meglio, me ne ero accorto perché comunque occupa una buona parte della dispensa (in altezza, più che in larghezza), ma non gli avevo mai dato peso, pensando fosse uno di quegli strumenti che la mamma mi aveva portato per farlo usare alla mia compagna, quando decideremo di vivere insieme. Me lo ha fatto notare proprio mia madre che era venuta a dare una sistematina a casa. Non ho molto tempo per rendere la casa presentabile. Ma imparerò anche a dare un contegno al caos.
Ritornando a questo famoso attrezzo da cucina di cui vi voglio parlare.
Si tratta del migliore tritatutto.

Ho avuto delle difficoltà iniziali ad usarlo perché la spina della corrente di cui è dotato è un po’ cortina. Quindi per attaccarlo ho dovuto prima staccare la spina e spostare la macchinetta del caffè per metterci momentaneamente il tritatutto. Dovrò comprare una prolunga.
La capienza che ha questo attrezzo è molto ampia, almeno un litro di capacità, e da come ho letto dalle istruzioni è fatto appositamente per fare passate, sughi, quindi anche il pesto. Dunque, presumo ne esistano altri con caratteristiche diverse per tritare altre cose.
Ha una potenza minima di 300 watt.

Ad un certo punto ho pensato che la funzione di questo strumento è un po’ simile a quella del frullatore. Quindi perché non fare un pesto con un frullatore? Dopo aver portato a termine la ricetta, ho cercato un po’ di informazioni per togliermi questo dubbio.
Le differenze sono poche, ma questo attrezzo tecnologico nella mia dispensa sminuzza con maggiore precisione gli ingredienti specifici per creare determinate ricette, compiendo un lavoro duro in maniera perfetta. E per tritare gli ingredienti del pesto è uno strumento eccezionale e di sicuro il più adatto.

Ho notato che questo arnese ha le lame direttamente montate sul motore. Mi sembrano lame di ottima qualità.

Insomma, il pesto che ho preparato non è stato ottimale. Ma lo strumento per farlo direi proprio di sì.