Se Ok! Il prezzo è giusto esistesse oggi…

Vi ricordate Ok! Il prezzo è giusto? Io non mi perdevo una puntata, lo adoravo. Mai una volta che azzeccassi il prezzo, però era talmente tanto trash che non era possibile smettere di guardarlo. Mi ricordo Iva Zanicchi tutta in tiro, che urlava e incitava i concorrenti: meraviglioso!

Mi sono provato a immaginare come sarebbe se fosse oggi, con tutti quelle virgole e quei 99 centesimi che servono a farci credere che un prodotto sia a buon prezzo. Vi immaginate Iva a chiedere quale potrebbe essere il prezzo giusto di un tablet o uno smartphone? Che poi, sono tutti uguali, vattelo a ricordare con precisione!

Oppure il prezzo dei materassi memory, che se uno è poco esperto e non sa cosa sono, penserà che abbiano un valore spropositato o li sottovaluterebbe in quanto semplici materassi. O che dire della sigaretta elettronica? Io la fumo, ho girato diversi negozi che la vendono e in tutti ho trovato dei prezzi estremamente diversi tra loro. Probabilmente sbaglierei anche io!

Se ci pensiamo bene quel programma era utilissimo al mercato stesso, perché dava l’idea di come una persona recepiva un prodotto. Se quel prodotto, a detta del possibile consumatore, valeva cinquemila Lire, suppongo che chi lo produceva ne teneva di conto. Oggi sarebbe molto più difficile indovinare il prezzo delle cose, un po’ perché sono molto più alti rispetto a prima, un po’ perché sono spesso estremamente pompati rispetto a quanto viene offerto dall’oggetto in sé!

Ho anche pensato di mandare una mail all’ente televisiva chiedendo di rimetterlo in palinsesto, e con degli amici volevamo tirare su una petizione. A parte che Iva Zanicchi, ormai, si è data alla politica, ma poi mi rendo benissimo conto del fatto che se anche avesse lo stesso nome, non sarebbe comunque la stessa cosa.

Stanco morto dopo gli straordinari sono crollato sul letto

Il miglior materasso ce l’ho io!
Soprattutto che si arriva a casa stanchi morti e l’unica cosa che si immagina, non solo quando si entra in casa, ma anche durante il tragitto dal lavoro o da qualsiasi altra attività stancante verso la propria casa, è il nostro letto confortante. Che poi, in realtà, confortanti sono gli accessori che compongono il letto, dalla rete a molle o con le doghe di legno, alle foderine per cuscini.
Comunque sia, credo che qualunque giaciglio a determinate ed alte condizioni di stanchezza possa risultare comodo, molto comodo. L’unica cosa che si ha in mente è trovare la giusta posizione per raggiungere il relax ed una volta rilassati prendere sonno, addormentarsi e farsi rapire dai sogni, sognati tra le braccia di Morfeo. Morfeo era il dio del sonno, o meglio, la divinità dei sogni. Il nome gli si addice, suona bene, non so perché.

Comunque tutto questo è ciò che è capitato a me ieri sera, tornato a casa stanco morto col solo pensiero di sdraiarmi.
Abbiamo dovuto fare degli straordinari in ufficio perché è un periodo pregno di novità ed opportunità e quindi non conviene farsene scappare qualcuna.
Quando si fanno gli straordinari a ritmi frenetici, sforzando il corpo ad oltrepassare l’abituale e chiedendogli dunque uno sforzo maggiore, allora è il momento che sembri più stanco del solito quando l’adrenalina del lavoro, semmai esiste, scende totalmente ed i pensieri lavorativi circa la mansione che si sta svolgendo in quell’istante svaniscono.
Si dice anche che se si è troppo stanchi si fa fatica a prendere sonno.
Credo sia vero. A me qualche volta è successo e succede tuttora. Non so neanche perché. Sono le stranezze del corpo umano.
Però la stanchezza che avevo ieri era tutt’altro che fisica; era totalmente mentale e quindi a quel punto addormentarsi dovrebbe essere più semplice; ammesso che non ci si lasci avvolgere da preoccupazioni e pensieri legati ai problemi giornalieri e non solo, legati al lavoro, al denaro, alla propria libertà, o chissà che cosa.

Ma ieri sera non ho avuto tempo per pensare a negatività. Addirittura, per quanto ero stanco, mi pesava anche cenare. Ma ovviamente non potevo andare a dormire a stomaco vuoto. Anche quest’ultima opzione non fattibile non è salutare e potrebbe creare problemi di sonno.
Quindi ho mangiato. Un po’ di pesce, tanto per gradire. Per fortuna che avevo la cena già pronta. Me l’aveva portata la mamma nel pomeriggio. La mamma è sempre la mamma.

Dopo cena mi sono costretto a rimanere un po’ su per digerire e rilassarmi per conciliare meglio il sonno.
Non ho retto tanto.
Sono andato a dormire quasi subito.
Come mi sono appoggiato sul letto sono crollato, come non mi succedeva da un po’.

Ho deciso di aiutare la mia ragazza a stirare

La mia ragazza si è appena svegliata.
Guarda me e mi sorride. Io ricambio il sorriso.
Poi sposta lo sguardo sulla pila di panni asciutti pronti per essere piegati e magari anche stirati. Si gira dall’altra parte sbuffando.
Ma dall’altra ci sta il ferro da stiro. Le lo guarda male. Lui la guarda (metaforicamente). Tra poco si scatenerà una lotta pazzesca.
La mia ragazza sa già che dovrà andare a combattere (sempre metaforicamente), sa già che sembrerà che starà per soccombere e che starà lì vicino al mollare. Ma poi sa anche che tirerà un sospiro esausto, annoiato, e arrabbiato e alla fine tornerà a sdraiarsi sul letto vincitrice, affaticata e accaldata.

Ma ancora la battaglia deve cominciare.
Ma manca poco.
La sento avvicinarsi perché la mia ragazza comincia a sbuffare ad intervalli regolari. Sbuffi lievi di noia mista ad un poco di rabbia.
Qualche borbottio in aggiunta al tutto.
Il mix è perfetto.
Il campo di battaglia è pronto.
La mia ragazza pure.

Inizia.
Non vorrebbe mai stirare.

La guardo per un po’. So già che a breve mi lancerà qualche occhiataccia perché la maggior parte dei panni da stirare sono mie camice e non c’è cosa più difficile ed odiosa che stirare le camice. Ma a me servono per lavoro, mica posso farci nulla.
Prima che mi arrivi la fulminea occhiataccia che apre il valzer delle occhiatacce accompagnate da altri, ulteriori sbuffi, mi faccio furbo; mi alzo dal letto e vado verso di lei.
Ho deciso che l’aiuterò a stirare.
Non che io abbia più voglia di lei, però è bene che mi dia da fare anche io con le faccende domestiche qualche volta. È giusto così.

Lei non lo dà a vedere e continua a mostrarsi nervosa, ma io percepisco l’addolcirsi del suo nervoso.
Ora deve fare la burbera, ma in fin dei conti è scontato che le fa piacere che io sia lì con lei ad aiutarla.

Ora fa anche un po’ l’esperta (ed in effetti lo è) dicendomi cosa devo o non devo fare e come devo o non devo farlo, bacchettandomi di tanto in tanto.
Anche in questo modo le ho addolcito la tortura della stiratura dei panni.
Così forse, per lei, non è neanche più tanto una tortura. Lo è un po’ più per me, ma nemmeno tanto. Alla fine l’ho fatto volentieri.

Vorrei dirle di non abituarcisi perché non capiterà poi così spesso e ne dovrà passare di tempo prima che mi rimetto all’opera. Però in fondo neanche tanto tempo dovrò far passare.
Comunque non le dico di non abituarcisi. Meglio non rovinare il momento.

Tutto sommato se lo merita il mio aiuto. Ed ogni bene possibile.