Ho deciso di aiutare la mia ragazza a stirare

La mia ragazza si è appena svegliata.
Guarda me e mi sorride. Io ricambio il sorriso.
Poi sposta lo sguardo sulla pila di panni asciutti pronti per essere piegati e magari anche stirati. Si gira dall’altra parte sbuffando.
Ma dall’altra ci sta il ferro da stiro. Le lo guarda male. Lui la guarda (metaforicamente). Tra poco si scatenerà una lotta pazzesca.
La mia ragazza sa già che dovrà andare a combattere (sempre metaforicamente), sa già che sembrerà che starà per soccombere e che starà lì vicino al mollare. Ma poi sa anche che tirerà un sospiro esausto, annoiato, e arrabbiato e alla fine tornerà a sdraiarsi sul letto vincitrice, affaticata e accaldata.

Ma ancora la battaglia deve cominciare.
Ma manca poco.
La sento avvicinarsi perché la mia ragazza comincia a sbuffare ad intervalli regolari. Sbuffi lievi di noia mista ad un poco di rabbia.
Qualche borbottio in aggiunta al tutto.
Il mix è perfetto.
Il campo di battaglia è pronto.
La mia ragazza pure.

Inizia.
Non vorrebbe mai stirare.

La guardo per un po’. So già che a breve mi lancerà qualche occhiataccia perché la maggior parte dei panni da stirare sono mie camice e non c’è cosa più difficile ed odiosa che stirare le camice. Ma a me servono per lavoro, mica posso farci nulla.
Prima che mi arrivi la fulminea occhiataccia che apre il valzer delle occhiatacce accompagnate da altri, ulteriori sbuffi, mi faccio furbo; mi alzo dal letto e vado verso di lei.
Ho deciso che l’aiuterò a stirare.
Non che io abbia più voglia di lei, però è bene che mi dia da fare anche io con le faccende domestiche qualche volta. È giusto così.

Lei non lo dà a vedere e continua a mostrarsi nervosa, ma io percepisco l’addolcirsi del suo nervoso.
Ora deve fare la burbera, ma in fin dei conti è scontato che le fa piacere che io sia lì con lei ad aiutarla.

Ora fa anche un po’ l’esperta (ed in effetti lo è) dicendomi cosa devo o non devo fare e come devo o non devo farlo, bacchettandomi di tanto in tanto.
Anche in questo modo le ho addolcito la tortura della stiratura dei panni.
Così forse, per lei, non è neanche più tanto una tortura. Lo è un po’ più per me, ma nemmeno tanto. Alla fine l’ho fatto volentieri.

Vorrei dirle di non abituarcisi perché non capiterà poi così spesso e ne dovrà passare di tempo prima che mi rimetto all’opera. Però in fondo neanche tanto tempo dovrò far passare.
Comunque non le dico di non abituarcisi. Meglio non rovinare il momento.

Tutto sommato se lo merita il mio aiuto. Ed ogni bene possibile.

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