Stanco morto dopo gli straordinari sono crollato sul letto

Il miglior materasso ce l’ho io!
Soprattutto che si arriva a casa stanchi morti e l’unica cosa che si immagina, non solo quando si entra in casa, ma anche durante il tragitto dal lavoro o da qualsiasi altra attività stancante verso la propria casa, è il nostro letto confortante. Che poi, in realtà, confortanti sono gli accessori che compongono il letto, dalla rete a molle o con le doghe di legno, alle foderine per cuscini.
Comunque sia, credo che qualunque giaciglio a determinate ed alte condizioni di stanchezza possa risultare comodo, molto comodo. L’unica cosa che si ha in mente è trovare la giusta posizione per raggiungere il relax ed una volta rilassati prendere sonno, addormentarsi e farsi rapire dai sogni, sognati tra le braccia di Morfeo. Morfeo era il dio del sonno, o meglio, la divinità dei sogni. Il nome gli si addice, suona bene, non so perché.

Comunque tutto questo è ciò che è capitato a me ieri sera, tornato a casa stanco morto col solo pensiero di sdraiarmi.
Abbiamo dovuto fare degli straordinari in ufficio perché è un periodo pregno di novità ed opportunità e quindi non conviene farsene scappare qualcuna.
Quando si fanno gli straordinari a ritmi frenetici, sforzando il corpo ad oltrepassare l’abituale e chiedendogli dunque uno sforzo maggiore, allora è il momento che sembri più stanco del solito quando l’adrenalina del lavoro, semmai esiste, scende totalmente ed i pensieri lavorativi circa la mansione che si sta svolgendo in quell’istante svaniscono.
Si dice anche che se si è troppo stanchi si fa fatica a prendere sonno.
Credo sia vero. A me qualche volta è successo e succede tuttora. Non so neanche perché. Sono le stranezze del corpo umano.
Però la stanchezza che avevo ieri era tutt’altro che fisica; era totalmente mentale e quindi a quel punto addormentarsi dovrebbe essere più semplice; ammesso che non ci si lasci avvolgere da preoccupazioni e pensieri legati ai problemi giornalieri e non solo, legati al lavoro, al denaro, alla propria libertà, o chissà che cosa.

Ma ieri sera non ho avuto tempo per pensare a negatività. Addirittura, per quanto ero stanco, mi pesava anche cenare. Ma ovviamente non potevo andare a dormire a stomaco vuoto. Anche quest’ultima opzione non fattibile non è salutare e potrebbe creare problemi di sonno.
Quindi ho mangiato. Un po’ di pesce, tanto per gradire. Per fortuna che avevo la cena già pronta. Me l’aveva portata la mamma nel pomeriggio. La mamma è sempre la mamma.

Dopo cena mi sono costretto a rimanere un po’ su per digerire e rilassarmi per conciliare meglio il sonno.
Non ho retto tanto.
Sono andato a dormire quasi subito.
Come mi sono appoggiato sul letto sono crollato, come non mi succedeva da un po’.

Ho deciso di aiutare la mia ragazza a stirare

La mia ragazza si è appena svegliata.
Guarda me e mi sorride. Io ricambio il sorriso.
Poi sposta lo sguardo sulla pila di panni asciutti pronti per essere piegati e magari anche stirati. Si gira dall’altra parte sbuffando.
Ma dall’altra ci sta il ferro da stiro. Le lo guarda male. Lui la guarda (metaforicamente). Tra poco si scatenerà una lotta pazzesca.
La mia ragazza sa già che dovrà andare a combattere (sempre metaforicamente), sa già che sembrerà che starà per soccombere e che starà lì vicino al mollare. Ma poi sa anche che tirerà un sospiro esausto, annoiato, e arrabbiato e alla fine tornerà a sdraiarsi sul letto vincitrice, affaticata e accaldata.

Ma ancora la battaglia deve cominciare.
Ma manca poco.
La sento avvicinarsi perché la mia ragazza comincia a sbuffare ad intervalli regolari. Sbuffi lievi di noia mista ad un poco di rabbia.
Qualche borbottio in aggiunta al tutto.
Il mix è perfetto.
Il campo di battaglia è pronto.
La mia ragazza pure.

Inizia.
Non vorrebbe mai stirare.

La guardo per un po’. So già che a breve mi lancerà qualche occhiataccia perché la maggior parte dei panni da stirare sono mie camice e non c’è cosa più difficile ed odiosa che stirare le camice. Ma a me servono per lavoro, mica posso farci nulla.
Prima che mi arrivi la fulminea occhiataccia che apre il valzer delle occhiatacce accompagnate da altri, ulteriori sbuffi, mi faccio furbo; mi alzo dal letto e vado verso di lei.
Ho deciso che l’aiuterò a stirare.
Non che io abbia più voglia di lei, però è bene che mi dia da fare anche io con le faccende domestiche qualche volta. È giusto così.

Lei non lo dà a vedere e continua a mostrarsi nervosa, ma io percepisco l’addolcirsi del suo nervoso.
Ora deve fare la burbera, ma in fin dei conti è scontato che le fa piacere che io sia lì con lei ad aiutarla.

Ora fa anche un po’ l’esperta (ed in effetti lo è) dicendomi cosa devo o non devo fare e come devo o non devo farlo, bacchettandomi di tanto in tanto.
Anche in questo modo le ho addolcito la tortura della stiratura dei panni.
Così forse, per lei, non è neanche più tanto una tortura. Lo è un po’ più per me, ma nemmeno tanto. Alla fine l’ho fatto volentieri.

Vorrei dirle di non abituarcisi perché non capiterà poi così spesso e ne dovrà passare di tempo prima che mi rimetto all’opera. Però in fondo neanche tanto tempo dovrò far passare.
Comunque non le dico di non abituarcisi. Meglio non rovinare il momento.

Tutto sommato se lo merita il mio aiuto. Ed ogni bene possibile.

Il mio hobby. Correre per tenermi in forma.

Se c’è una cosa che adoro fare è sicuramente correre. Ma non lo faccio solo per mantenermi in forma. Lo faccio anche e soprattutto per avere un fisico sempre in salute, sempre attivo perché far sudare il corpo e farlo lavorare fa bene alla mente, al cuore e probabilmente anche all’anima. Ma questo non lo scopro di certo io.
Mi piace poi correre all’aria aperta, per le strade dei parchi, lontano dai centri abitati e respirare aria pulita. Mi sento purificato sul serio dopo ogni corsa.

Ieri sono andato a correre, giustappunto, ed ho provato un nuovo apparecchio che ho comprato lo scorso fine settimana durante una seduta di shopping pomeridiano con la mia fidanzata.
Non vedevo l’ora arrivasse il lunedì pomeriggio per testarne il funzionamento durante la mia corsetta serale abituale.
Sto parlando del cardiofrequenzimetro.

Con questo dispositivo ho potuto monitorare in tempo reale la mia frequenza cardiaca sotto sforzo.
Infatti ho potuto notare i battiti al minuto del mio cuore durante la corsa.
Questo strumento è di facile utilizzo. Il prezzo che ho pagato è stato molto economico e questo attrezzo non è affatto ingombrante.
È costituito da una fascia toracica ergonomica che si pone all’altezza del cuore, in corrispondenza del margine inferiore del petto. L’elastico regolabile di cui è ulteriormente composta mi ha permesso di far aderire alla perfezione la fascia toracica al petto. Ad un certo punto mi ero quasi dimenticato di averla addosso per quanto era comoda e leggera.
Ah, quasi dimenticavo. Prima di mettermi la fascia intorno al petto, ho inumidito leggermente gli elettrodi che la compongono per farli aderire bene alla pelle.

C’è un altro strumento che compone l’intero misuratore di battiti cardiaci al minuto.
Si tratta di un ricevitore da polso, simile ad un orologio digitale, che è il vero cuore di questo strumento. Infatti al suo interno ci sta un software che elabora in dati visivi gli impulsi che riceve dalla fascia toracica.

Prima di indossare questo strumento ho letto bene le istruzioni ed i consigli utili.
A tal proposito, infatti, prima della corsa ho inumidito gli elettrodi della fascia toracica con la soluzione salina di cui è costituito il liquido delle lenti a contatto. Ma sarebbe bastata anche la saliva. Ciò serve per favorire la trasmissione dell’impulso magnetico.
Dopo la corsa invece ho asciugato per bene gli elettrodi perché il trasmettitore di impulsi presente nella fascia toracica si attiva quando gli elettrodi sono bagnati e si spegne quando sono totalmente asciutti.

Dalle istruzioni ho poi visto che il ricevitore da polso deve essere posto ad una distanza inferiore di 60 cm dagli elettrodi del trasmettitore.
Ho letto anche che le batterie nel trasmettitore hanno un’autonomia di 2000/3000 ore se questo arnese viene usato con tutti i dovuti accorgimenti.

Il mio contatore di battiti, oltre a questa funzione, offre anche un’altra vasta gamma di funzioni. C’è il contapassi, il consumo di calorie e di ossigeno, l’altimetro, i tempi di corsa.

Tornato a casa ho scaricato tutte queste informazioni nel pc.

Michele Ceccarelli

Il mio pesto

Ieri mi hanno dato la ricetta per fare il pesto. Oggi a pranzo ho messo in atto le mie scarse doti culinarie cercando di portare a termine in ogni passaggio le fasi di preparazione elencate nella ricetta.
Prima di tornare a casa dal lavoro sono passato nel supermercato sotto casa a fare spesa. Ho comprato tutti gli ingredienti necessari per fare un buon pesto.
Tornato a casa mi sono messo all’opera.
Meglio che non commento il risultato ottenuto :) . Però, comunque, come prima volta pensavo andasse peggio.

Ma non mi volevo soffermare a raccontarvi la ricetta o la bontà del pesto, ma volevo illustrarvi le qualità dello strumento che ho usato per andare incontro alle istruzioni scritte in un passaggio della ricetta.
Questo strumento di cui vorrei parlarvi mi ha molto colpito per la sua duttilità e per le volte che potrò in futuro utilizzarlo.
Non mi ero mai accorto di averlo nella dispensa degli arnesi da cucina. O meglio, me ne ero accorto perché comunque occupa una buona parte della dispensa (in altezza, più che in larghezza), ma non gli avevo mai dato peso, pensando fosse uno di quegli strumenti che la mamma mi aveva portato per farlo usare alla mia compagna, quando decideremo di vivere insieme. Me lo ha fatto notare proprio mia madre che era venuta a dare una sistematina a casa. Non ho molto tempo per rendere la casa presentabile. Ma imparerò anche a dare un contegno al caos.
Ritornando a questo famoso attrezzo da cucina di cui vi voglio parlare.
Si tratta del migliore tritatutto.

Ho avuto delle difficoltà iniziali ad usarlo perché la spina della corrente di cui è dotato è un po’ cortina. Quindi per attaccarlo ho dovuto prima staccare la spina e spostare la macchinetta del caffè per metterci momentaneamente il tritatutto. Dovrò comprare una prolunga.
La capienza che ha questo attrezzo è molto ampia, almeno un litro di capacità, e da come ho letto dalle istruzioni è fatto appositamente per fare passate, sughi, quindi anche il pesto. Dunque, presumo ne esistano altri con caratteristiche diverse per tritare altre cose.
Ha una potenza minima di 300 watt.

Ad un certo punto ho pensato che la funzione di questo strumento è un po’ simile a quella del frullatore. Quindi perché non fare un pesto con un frullatore? Dopo aver portato a termine la ricetta, ho cercato un po’ di informazioni per togliermi questo dubbio.
Le differenze sono poche, ma questo attrezzo tecnologico nella mia dispensa sminuzza con maggiore precisione gli ingredienti specifici per creare determinate ricette, compiendo un lavoro duro in maniera perfetta. E per tritare gli ingredienti del pesto è uno strumento eccezionale e di sicuro il più adatto.

Ho notato che questo arnese ha le lame direttamente montate sul motore. Mi sembrano lame di ottima qualità.

Insomma, il pesto che ho preparato non è stato ottimale. Ma lo strumento per farlo direi proprio di sì.