Quando il commesso ti fa dannare

Ieri sono andata al supermercato per fare la spesa e già che c’ero ho voluto dare un’occhiata ad alcuni prodotti ed elettrodomestici che stavo pensando di acquistare da un po’ di tempo.

In primis un forno a microonde: penso di essere l’unica al mondo che non ne ha uno. In sostanza, io amo cucinare quindi se devo prepararmi le cose preferisco cuocerle, ma ammetto di non aver così tanto tempo da poter passare dietro ai fornelli. Un microonde mi farebbe comodo, specie quando sono a casa per la pausa pranzo che dura un’ora e nella quale devo far tutto ciò che non posso fare in altri momenti, come dare un’occhiata alla mail del mio e-commerce, dove produco abbigliamento e bijoux fatti a mano.

Ne ho visti un paio che mi sembravano ottimi, devo studiarmeli meglio guardando un po’ le recensioni in internet, casomai lo tornerò a prendere o lo comprerò direttamente da Amazon.

Poi volevo cambiare frullatore, o meglio comprarne uno più attrezzato: ho un frullatore a immersione col quale riesco a fare poche cose, principalmente vellutate o sughi molto veloci. Mi servirebbero gli accessori per ottenere un tritatutto e per poter montare a neve, dato che adoro fare i dolci. Non ho ancora capito cosa mi convenga fare, se prendere un frullatore nuovo con tritatutto o se acquistare separatamente gli accessori in più.

Infine, forse il più importante, era l’asciugacapelli. Ne ho uno da viaggio che non si comporta molto bene col  mio metro di capelli – e non è un modo di dire… – quindi me ne serve uno più potente. Mi ero già fatta un’idea, ho chiesto però al commesso di consigliarmi e voleva farmene prendere uno costosissimo ma con pochi watt e con due sole temperature, quando ho già visto su internet che posso prenderne uno con motore professionale allo stesso prezzo, con 2000 watt.

Ho provato a dirglielo, ma mi ha detto che non era vero e che mi ero informata male. Mah!

Se Ok! Il prezzo è giusto esistesse oggi…

Vi ricordate Ok! Il prezzo è giusto? Io non mi perdevo una puntata, lo adoravo. Mai una volta che azzeccassi il prezzo, però era talmente tanto trash che non era possibile smettere di guardarlo. Mi ricordo Iva Zanicchi tutta in tiro, che urlava e incitava i concorrenti: meraviglioso!

Mi sono provato a immaginare come sarebbe se fosse oggi, con tutti quelle virgole e quei 99 centesimi che servono a farci credere che un prodotto sia a buon prezzo. Vi immaginate Iva a chiedere quale potrebbe essere il prezzo giusto di un tablet o uno smartphone? Che poi, sono tutti uguali, vattelo a ricordare con precisione!

Oppure il prezzo dei materassi memory, che se uno è poco esperto e non sa cosa sono, penserà che abbiano un valore spropositato o li sottovaluterebbe in quanto semplici materassi. O che dire della sigaretta elettronica? Io la fumo, ho girato diversi negozi che la vendono e in tutti ho trovato dei prezzi estremamente diversi tra loro. Probabilmente sbaglierei anche io!

Se ci pensiamo bene quel programma era utilissimo al mercato stesso, perché dava l’idea di come una persona recepiva un prodotto. Se quel prodotto, a detta del possibile consumatore, valeva cinquemila Lire, suppongo che chi lo produceva ne teneva di conto. Oggi sarebbe molto più difficile indovinare il prezzo delle cose, un po’ perché sono molto più alti rispetto a prima, un po’ perché sono spesso estremamente pompati rispetto a quanto viene offerto dall’oggetto in sé!

Ho anche pensato di mandare una mail all’ente televisiva chiedendo di rimetterlo in palinsesto, e con degli amici volevamo tirare su una petizione. A parte che Iva Zanicchi, ormai, si è data alla politica, ma poi mi rendo benissimo conto del fatto che se anche avesse lo stesso nome, non sarebbe comunque la stessa cosa.

A spasso per la città

La sera mi concedo sempre una passeggiata in città, in compagnia di Lampino, il mio fedelissimo cagnolone, per sgranchire un po’ le gambe e farle sgranchire anche a lui. Nonostante l’orario flessibile al quale di solito esco, incrocio sempre fonti di ispirazione per i miei racconti, passatempi che tengo chiusi in una cartella di file sul mio fedelissimo portatile.

Pur non avendo uno stile molto urban, ma preferendo nettamente il genere noir, tendente al giallo – sembra una contraddizione – mi piace carpire l’essenza da ciò che vedo in giro, per riversarla in parole e mondi immaginari, presenti solo nella mia testa.

Quello che non può mancare in tasca, oltre alle chiavi e a un pacchetto di sigarette con annesso accendino, è lo smartphone. Mi serve per appuntarmi le idee e soprattutto per fotografare ciò che vedo e penso potrebbe aiutarmi a casa, una volta immerso nella scrittura.

Durante le passeggiate delle ultime sere ne ho viste delle belle: a partire dai giovani, incollati alla loro bottiglia di birra scadente e calda sempre alla mano, intenti ad andare sullo skate facendo zig-zag tra i birilli di un cantiere, fino all’ammasso di  immondizia riversato accanto a un povero cassonetto senza speranza. C’era di tutto: passeggini per bambine – di quelli giocattolo – con sopra bucce di banane e cicche di sigarette, sedie ufficio senza ruote e traballanti, bottiglie a non finire con annessi festoni, evidentemente residui bellici di un party memorabile.

Nel pub centrale una coppia litigava, lei aveva dovuto pagare la sua birra che non le era stata offerta dal suo ragazzo e questo non le andava giù. “Perché fai così? Mi fai arrabbiare ogni volta che usciamo” e se riporto queste parole non è perché sono un origliatore da competizione, ma semplicemente urlavano (anzi, urlava) talmente tanto da essere facilmente udibile senza nessun bisogno di fare sotterfugi per ascoltare di nascosto.

In tutto questo Lampino, sempre accanto a me, si sedeva e aspettava che io finissi di far foto o scrivere sui tasti touch del mio smartphone, pronto a scodinzolare ogni qual volta incrociassi il suo sguardo. Che ispirazione, la mia città!

Palestra in casa?

Ho sempre fatto palestra in vita mia.
No sto scherzando, a meno che non si intenda per palestra il sollevamento della forchetta e il rafforzamento muscolare delle mandibole, in quel caso allora posso dire di essere un atleta provetto.

Mia moglie mi ha convinto, però, a creare una palestra in casa, probabilmente si è resa conto che i pantaloni iniziano andarmi un po’ strettini e che le mie camice sembrano nascondere un piccolo cocomero in crescita. Non posso biasimarla, del resto anche lei cucina bene, io sono una buona forchetta…basta fare 2+2 per capire quanto può essere il risultato, purtroppo.

Comunque siamo andati al centro commerciale e abbiamo girato un po’ per la zona dedicata al fitness. E’ stata una visita preliminare, bisogna capire bene, qui, quali sono le cose essenziali che non dovrebbero mancare in una palestra ottimale, quindi abbiamo fatto una specie di escursione: la parte più divertente è stato guardare…gli snack proteici. L’ovomaltina è una delle cose più buone del mondo, però lei mi ha portato via come si fa con i bambini, non è giusto!

Comunque, abbiamo dato un’occhiata alle cyclette ma non ce ne ispirava neppure una. Abitiamo  in una zona di campagna, per cui se vogliamo fare un giro in bicicletta prendiamo la mountan bike e ci facciamo un giro nel bosco. Siamo passati ai treadmill, la scelta migliore per il momento dato che correre non piace a nessuno dei due: bisogna solo capire quale sia il tapis roulant migliore per entrambi e poi comprarlo, ora farò un po’ di ricerche in rete per cercare di chiarirmi le idee.

Lei si vuol prendere anche uno step, mi sembra un oggetto un po’ inutile, però costa talmente poco che può fare comunque comodo. Non vogliamo né bilanceripesi di alcun tipo perché non ci interessa fare i muscoli, a me, personalmente, interessa solo vedersene andare la pancetta!

Una colazione al bar

Da che ho memoria, faccio colazione al bar: prima coi miei genitori, quando andavo a scuola, che mi compravano anche un bel panino farcito per la merenda della ricreazione, adesso da sola, prima di andare a lavoro.

Per me la colazione al bar è un diritto, o almeno se qualcuno mi chiedesse perché fai semprencolazione al bar? Io risponderei così. Poi, la fedeltà dimostrata sempre allo stesso bar del quartiere è come una religione, per come la vedo io: ognuno ha il posto preferito perché fa le sfogliatelle più buone del mondo o farcisce i tramezzini in una maniera commovente, meravigliosa.

Io faccio colazione, da sempre, con un cappuccino e un toast. Sì, lo so, il connubio fa vomitare ai più, ma per me è la perfezione: adoro giocare con gli ingredienti dei toast, il bar al quale vado ogni mattina un tempo faceva solo quelli classici al prosciutto cotto e formaggio, ma a forza di chiedere ogni giorno un’aggiunta o una modifica, ha iniziato a proporli direttamente a tutti i clienti.

L’ideale per me è un toast con pane integrale, ben tostato nella tostiera calda al punto giusto, con dentro un po’ di prosciutto crudo, della scamorza, un po’ di pomodoro tagliato a fette e qualche foglia di lattuga. Buonissimo.

E ultimamente, voglio dire da almeno un annetto a questa parte, lo prendo sempre così. Mi piace la tradizione, dopo aver sperimentato tutti gli ingredienti che mi passavano per la mente ho deciso di seguire questa strada e portarla avanti.

Perché fare colazione al bar? Perché si incontrano persone, un tempo sconosciute, che a forza di incontrare sono diventate amiche. Si legge il giornale e si commenta tutto ad alta voce, tanto tutti ti conoscono e ti salutano. Si fanno battute, si scherza e ci si gusta un bel cappuccino fumante, con tanta schiuma e, magari, con un bel cuore di cacao disegnato sopra e poi.. la giornata inizia meglio e sono pronta per affrontare le sfide quotidiane.

Oggi ad esempio sono alle prese con l’arredo bagno: devo scegliere dei nuovi mobili e oggetti da mettere in bagno perché finalmente è venuto ora di buttare il vecchio mobilio, un po’ datato. Speriamo bene…

Stanco morto dopo gli straordinari sono crollato sul letto

Il miglior materasso ce l’ho io!
Soprattutto che si arriva a casa stanchi morti e l’unica cosa che si immagina, non solo quando si entra in casa, ma anche durante il tragitto dal lavoro o da qualsiasi altra attività stancante verso la propria casa, è il nostro letto confortante. Che poi, in realtà, confortanti sono gli accessori che compongono il letto, dalla rete a molle o con le doghe di legno, alle foderine per cuscini.
Comunque sia, credo che qualunque giaciglio a determinate ed alte condizioni di stanchezza possa risultare comodo, molto comodo. L’unica cosa che si ha in mente è trovare la giusta posizione per raggiungere il relax ed una volta rilassati prendere sonno, addormentarsi e farsi rapire dai sogni, sognati tra le braccia di Morfeo. Morfeo era il dio del sonno, o meglio, la divinità dei sogni. Il nome gli si addice, suona bene, non so perché.

Comunque tutto questo è ciò che è capitato a me ieri sera, tornato a casa stanco morto col solo pensiero di sdraiarmi.
Abbiamo dovuto fare degli straordinari in ufficio perché è un periodo pregno di novità ed opportunità e quindi non conviene farsene scappare qualcuna.
Quando si fanno gli straordinari a ritmi frenetici, sforzando il corpo ad oltrepassare l’abituale e chiedendogli dunque uno sforzo maggiore, allora è il momento che sembri più stanco del solito quando l’adrenalina del lavoro, semmai esiste, scende totalmente ed i pensieri lavorativi circa la mansione che si sta svolgendo in quell’istante svaniscono.
Si dice anche che se si è troppo stanchi si fa fatica a prendere sonno.
Credo sia vero. A me qualche volta è successo e succede tuttora. Non so neanche perché. Sono le stranezze del corpo umano.
Però la stanchezza che avevo ieri era tutt’altro che fisica; era totalmente mentale e quindi a quel punto addormentarsi dovrebbe essere più semplice; ammesso che non ci si lasci avvolgere da preoccupazioni e pensieri legati ai problemi giornalieri e non solo, legati al lavoro, al denaro, alla propria libertà, o chissà che cosa.

Ma ieri sera non ho avuto tempo per pensare a negatività. Addirittura, per quanto ero stanco, mi pesava anche cenare. Ma ovviamente non potevo andare a dormire a stomaco vuoto. Anche quest’ultima opzione non fattibile non è salutare e potrebbe creare problemi di sonno.
Quindi ho mangiato. Un po’ di pesce, tanto per gradire. Per fortuna che avevo la cena già pronta. Me l’aveva portata la mamma nel pomeriggio. La mamma è sempre la mamma.

Dopo cena mi sono costretto a rimanere un po’ su per digerire e rilassarmi per conciliare meglio il sonno.
Non ho retto tanto.
Sono andato a dormire quasi subito.
Come mi sono appoggiato sul letto sono crollato, come non mi succedeva da un po’.

Ho deciso di aiutare la mia ragazza a stirare

La mia ragazza si è appena svegliata.
Guarda me e mi sorride. Io ricambio il sorriso.
Poi sposta lo sguardo sulla pila di panni asciutti pronti per essere piegati e magari anche stirati. Si gira dall’altra parte sbuffando.
Ma dall’altra ci sta il ferro da stiro. Le lo guarda male. Lui la guarda (metaforicamente). Tra poco si scatenerà una lotta pazzesca.
La mia ragazza sa già che dovrà andare a combattere (sempre metaforicamente), sa già che sembrerà che starà per soccombere e che starà lì vicino al mollare. Ma poi sa anche che tirerà un sospiro esausto, annoiato, e arrabbiato e alla fine tornerà a sdraiarsi sul letto vincitrice, affaticata e accaldata.

Ma ancora la battaglia deve cominciare.
Ma manca poco.
La sento avvicinarsi perché la mia ragazza comincia a sbuffare ad intervalli regolari. Sbuffi lievi di noia mista ad un poco di rabbia.
Qualche borbottio in aggiunta al tutto.
Il mix è perfetto.
Il campo di battaglia è pronto.
La mia ragazza pure.

Inizia.
Non vorrebbe mai stirare.

La guardo per un po’. So già che a breve mi lancerà qualche occhiataccia perché la maggior parte dei panni da stirare sono mie camice e non c’è cosa più difficile ed odiosa che stirare le camice. Ma a me servono per lavoro, mica posso farci nulla.
Prima che mi arrivi la fulminea occhiataccia che apre il valzer delle occhiatacce accompagnate da altri, ulteriori sbuffi, mi faccio furbo; mi alzo dal letto e vado verso di lei.
Ho deciso che l’aiuterò a stirare.
Non che io abbia più voglia di lei, però è bene che mi dia da fare anche io con le faccende domestiche qualche volta. È giusto così.

Lei non lo dà a vedere e continua a mostrarsi nervosa, ma io percepisco l’addolcirsi del suo nervoso.
Ora deve fare la burbera, ma in fin dei conti è scontato che le fa piacere che io sia lì con lei ad aiutarla.

Ora fa anche un po’ l’esperta (ed in effetti lo è) dicendomi cosa devo o non devo fare e come devo o non devo farlo, bacchettandomi di tanto in tanto.
Anche in questo modo le ho addolcito la tortura della stiratura dei panni.
Così forse, per lei, non è neanche più tanto una tortura. Lo è un po’ più per me, ma nemmeno tanto. Alla fine l’ho fatto volentieri.

Vorrei dirle di non abituarcisi perché non capiterà poi così spesso e ne dovrà passare di tempo prima che mi rimetto all’opera. Però in fondo neanche tanto tempo dovrò far passare.
Comunque non le dico di non abituarcisi. Meglio non rovinare il momento.

Tutto sommato se lo merita il mio aiuto. Ed ogni bene possibile.

Il mio hobby. Correre per tenermi in forma.

Se c’è una cosa che adoro fare è sicuramente correre. Ma non lo faccio solo per mantenermi in forma. Lo faccio anche e soprattutto per avere un fisico sempre in salute, sempre attivo perché far sudare il corpo e farlo lavorare fa bene alla mente, al cuore e probabilmente anche all’anima. Ma questo non lo scopro di certo io.
Mi piace poi correre all’aria aperta, per le strade dei parchi, lontano dai centri abitati e respirare aria pulita. Mi sento purificato sul serio dopo ogni corsa.

Ieri sono andato a correre, giustappunto, ed ho provato un nuovo apparecchio che ho comprato lo scorso fine settimana durante una seduta di shopping pomeridiano con la mia fidanzata.
Non vedevo l’ora arrivasse il lunedì pomeriggio per testarne il funzionamento durante la mia corsetta serale abituale.
Sto parlando del cardiofrequenzimetro.

Con questo dispositivo ho potuto monitorare in tempo reale la mia frequenza cardiaca sotto sforzo.
Infatti ho potuto notare i battiti al minuto del mio cuore durante la corsa.
Questo strumento è di facile utilizzo. Il prezzo che ho pagato è stato molto economico e questo attrezzo non è affatto ingombrante.
È costituito da una fascia toracica ergonomica che si pone all’altezza del cuore, in corrispondenza del margine inferiore del petto. L’elastico regolabile di cui è ulteriormente composta mi ha permesso di far aderire alla perfezione la fascia toracica al petto. Ad un certo punto mi ero quasi dimenticato di averla addosso per quanto era comoda e leggera.
Ah, quasi dimenticavo. Prima di mettermi la fascia intorno al petto, ho inumidito leggermente gli elettrodi che la compongono per farli aderire bene alla pelle.

C’è un altro strumento che compone l’intero misuratore di battiti cardiaci al minuto.
Si tratta di un ricevitore da polso, simile ad un orologio digitale, che è il vero cuore di questo strumento. Infatti al suo interno ci sta un software che elabora in dati visivi gli impulsi che riceve dalla fascia toracica.

Prima di indossare questo strumento ho letto bene le istruzioni ed i consigli utili.
A tal proposito, infatti, prima della corsa ho inumidito gli elettrodi della fascia toracica con la soluzione salina di cui è costituito il liquido delle lenti a contatto. Ma sarebbe bastata anche la saliva. Ciò serve per favorire la trasmissione dell’impulso magnetico.
Dopo la corsa invece ho asciugato per bene gli elettrodi perché il trasmettitore di impulsi presente nella fascia toracica si attiva quando gli elettrodi sono bagnati e si spegne quando sono totalmente asciutti.

Dalle istruzioni ho poi visto che il ricevitore da polso deve essere posto ad una distanza inferiore di 60 cm dagli elettrodi del trasmettitore.
Ho letto anche che le batterie nel trasmettitore hanno un’autonomia di 2000/3000 ore se questo arnese viene usato con tutti i dovuti accorgimenti.

Il mio contatore di battiti, oltre a questa funzione, offre anche un’altra vasta gamma di funzioni. C’è il contapassi, il consumo di calorie e di ossigeno, l’altimetro, i tempi di corsa.

Tornato a casa ho scaricato tutte queste informazioni nel pc.

Michele Ceccarelli

Il mio pesto

Ieri mi hanno dato la ricetta per fare il pesto. Oggi a pranzo ho messo in atto le mie scarse doti culinarie cercando di portare a termine in ogni passaggio le fasi di preparazione elencate nella ricetta.
Prima di tornare a casa dal lavoro sono passato nel supermercato sotto casa a fare spesa. Ho comprato tutti gli ingredienti necessari per fare un buon pesto.
Tornato a casa mi sono messo all’opera.
Meglio che non commento il risultato ottenuto 🙂 . Però, comunque, come prima volta pensavo andasse peggio.

Ma non mi volevo soffermare a raccontarvi la ricetta o la bontà del pesto, ma volevo illustrarvi le qualità dello strumento che ho usato per andare incontro alle istruzioni scritte in un passaggio della ricetta.
Questo strumento di cui vorrei parlarvi mi ha molto colpito per la sua duttilità e per le volte che potrò in futuro utilizzarlo.
Non mi ero mai accorto di averlo nella dispensa degli arnesi da cucina. O meglio, me ne ero accorto perché comunque occupa una buona parte della dispensa (in altezza, più che in larghezza), ma non gli avevo mai dato peso, pensando fosse uno di quegli strumenti che la mamma mi aveva portato per farlo usare alla mia compagna, quando decideremo di vivere insieme. Me lo ha fatto notare proprio mia madre che era venuta a dare una sistematina a casa. Non ho molto tempo per rendere la casa presentabile. Ma imparerò anche a dare un contegno al caos.
Ritornando a questo famoso attrezzo da cucina di cui vi voglio parlare.
Si tratta del migliore tritatutto.

Ho avuto delle difficoltà iniziali ad usarlo perché la spina della corrente di cui è dotato è un po’ cortina. Quindi per attaccarlo ho dovuto prima staccare la spina e spostare la macchinetta del caffè per metterci momentaneamente il tritatutto. Dovrò comprare una prolunga.
La capienza che ha questo attrezzo è molto ampia, almeno un litro di capacità, e da come ho letto dalle istruzioni è fatto appositamente per fare passate, sughi, quindi anche il pesto. Dunque, presumo ne esistano altri con caratteristiche diverse per tritare altre cose.
Ha una potenza minima di 300 watt.

Ad un certo punto ho pensato che la funzione di questo strumento è un po’ simile a quella del frullatore. Quindi perché non fare un pesto con un frullatore? Dopo aver portato a termine la ricetta, ho cercato un po’ di informazioni per togliermi questo dubbio.
Le differenze sono poche, ma questo attrezzo tecnologico nella mia dispensa sminuzza con maggiore precisione gli ingredienti specifici per creare determinate ricette, compiendo un lavoro duro in maniera perfetta. E per tritare gli ingredienti del pesto è uno strumento eccezionale e di sicuro il più adatto.

Ho notato che questo arnese ha le lame direttamente montate sul motore. Mi sembrano lame di ottima qualità.

Insomma, il pesto che ho preparato non è stato ottimale. Ma lo strumento per farlo direi proprio di sì.